-- Annichiléscion --> Allah can't stop me

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Orgogliosamente

LA NATURA CULTISTA DELL'ISLAM
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6

1972
A conservative mind
Aldo Torchiaro
Astrolabio
Barbara Di
Brullonulla
Ce lo dice Hillman
Egiptian blogger
Free Thoughts
From Being to Becoming
Giruz
Grendel from the Moor
Herakleitos
I Diavoli neri
Il Cialtrone
Italian libertarians
L'anarca
Le guerre civili
Lo PseudoSauro
Luxor
Millenium falcon
Movimento arancione
Nullo
Orpheus
Parbleu!
Penelope alla guerra
Pinocchio
Pittorescamente invereconto
Puffolotti accident
Robinik
Taccuino
Taliban fun
Tana libera tutti
Unpolitically Correct
Wog Pride
Negroniglio:
Klaus Barbie. Stai bene, sei in salute e, nonostante la veneranda, ogni tanto gliene dai ancora un poco alla tua freulen. Hai tre figli:
Karl, Heinz e Rumenigge.
Lo Pseudosauro:
[...]animale scontroso ed assai poco politically-correct che, pur nutrendo per il Santo il solo interesse che la natura gli ha concesso, se ne fa, ancorche' molto malvolentieri, humile strumento, dando a noi prova tangibile di quanto sia piu' facile per gli animali parlare con l'uomo che viceversa.
Wellington:
Anche quando non scrive di surfisti incazzati, Il Lupo di Gubbio, pur essendo una bestia, si dimostra più arguto e intelligente della sua controparte umana.
L'onorevole:
la varietà degli imbecilli è sempre sbalorditiva: ve ne sono di superficiali e di profondi, ma lui - il Lupo - è ancora più sorprendente, visto che riesce ad appartenere - senza tema di smentita - ad entrambe le categorie.
utente anonimo in Liberi tutti!
utente anonimo in La natura settaria e...
Questo blog viene pubblicato sotto la "Peace & Love licence": tutte/i le foto, i testi, i filmati qui presenti possono essere prelevate/i ed usati a piacimento. Potete anche fare a meno di citarmi, la mia autostima non ne risentirà.
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"la Destra"
Trimestrale.
lo so non ci credete ma si intitola proprio così. Ormai la mia capacità di persuasione sta raggiungendo livelli da venditore di condizionatori al polo nord.
Ad ogni modo consiglio vivacemente la lettura delle suddette a tutti, anche se molti di quelli che passan di qua le conosceranno già.
Per informazioni
Nuove Idee Srl – Viale delle Medaglie d’oro, 73 – 00136 Roma. Tel. 06 39738949-39738665 e fax 06 39738771. Chiedete del Sig. Jacobelli.
Tutti quanti ai vari Tg e sui vari quotidiani abbiamo letto questa notizia.
Ogni tanto ci dicono che l'energia aumenta, ma di quanto è aumentata? Di seguito trovate il grafico dell'andamento del "parametro PC", ovvero il costo puro dell'energia al netto delle varie tasse ed oneri vari del sistema elettrico. Si riferisce alla bassa tensione, ovvero a tutte quelle aziende senza cabina elettrica propria, ma l'andamento è lo stesso in ambo i casi:

Bene, adesso immaginate di essere un "promotore" energetico; Immaginate di essere a Novembre 2004;
Immaginate di avere consigliato alla più grossa azienda nel raggio di 50 Km, che spendeva 130-140 mila euro al mese in energia elettrica, di fare un contratto sul libero mercato a prezzo fisso. Nessuno sconto rispetto ad ENEL, ma nessun aumento se l'energia fosse salita;
Immaginate i colleghi-concorrenti che snocciolano statistiche e previsioni di ribasso del costo del petrolio e di conseguenza dell'energia (a Novembre le previsioni dicevano quello) dandovi senza nemmeno nasconderlo troppo dell'incompetente;
Immaginate che l'imprenditore, memore del buon lavoro svolto l'anno precedente, si fidi di voi ed accetti.
Immaginate di potergli mandare un fax il cui succo è una frase: "Il risparmio rispetto ai costi che la Sua azienda avrebbe dovuto sostenere sul mercato vincolato ( ENEL, NdLupo) si attesta alla data del 1 Ottobre a Euro 55.382,66 IVA esclusa, con una previsione entro fine anno di raggiungere e superare Euro 90.000 IVA esclusa."
Immaginate, a margine di tutto ciò, di avere, sempre contro il parere di tutti, fissato le provvigioni ed i compensi non più in Euro al Kwh, ma in PERCENTUALE SUL PC (sempre per i KWh).
Immaginate quindi di vedervi dare, senza fare una sega per averlo, un aumento del 21,7 per cento di mensile, nel corso di un anno.
Poi uno come può non amare il capitalismo?
Mi ritengo un uomo di Destra ma soprattutto mi ritengo un moderato. Di sicuro non farei girotondi, sfilate, ehm pardon cortei, scioperi etc se dovesse vincere la sinistra anche se certi soggetti politici li ritengo quantomeno imbarazzanti per un italiano, Di Pietro e Pecoraro Scanio sono due dei vari. Ma vorrei spezzare una lancia non tanto verso i politici di destra che, in quanto politici, mi fanno sorridere e, se non fosse che poi i politici governano davvero, mi farebbero pure tenerezza; dicevo vorrei spezzare una lancia per gli uomini di destra, tutta quella fetta della popolazione che tende a non lamentarsi, che preferisce non urlare ma soprattutto che non cerca le luci della ribalta. Sono artisti, economi, uomini di potere, banchieri e anche giornalisti. Provate a informarvi e scoprirete che sono molti gli uomini di destra in ognuno di questo campi molto famosi pure. Ma non si vedono. Chi di voi potrebbe elencare almeno 3 nomi di uomini di destra dichiarati che ricoprono quelle posizioni? Credo in pochi; chi invece conosce 3 persone di sinistra che ricoprono quel ruolo? Molti di più sicuramente. Eppur, nell'ombra, sono presenti anche loro e spesso non si vantano del proprio credo politico ne lo sventolano ai quattro venti nè tantomeno cercano di dimostrare in ogni singolo istante della propria vita che l'avversario politico è un demone nero da evitare. Ma soprattutto sono persone che credono che esista sia un'idea di destra che un'idea di sinistra e siano modi diversi di vedere il proprio futuro. Badate bene DIVERSI e non per questo uno migliore dell'altro sempre e comunque. Cosa che ahimè i nostri amici sinistroidi non concepiscono ma anzi, in nome della libertà di pensiero e della multiculturalità hanno una strana idea di politica: la sinistra è il bene mentre la destra è il male e ovviamente tra il bene e il male ogni persona dotata di raziocinio dovrebbe sposare il bene, pena l'essere considerato un reietto senza personalità o cervello.
Bene fra poco inzierà una campagna elettorale che si preannuncia molto dura nei toni e molto povera nei contenuti. Onestamente non mi interessa particolarmente chi vincerà perchè alla fine quando i politici vanno al governo scoprono cose da fare che in campagna elettorale osteggiavano e non fanno le cose promesse e la cosa più divertente è che dx o sx faranno per l'80-90% le stesse cose.
L'unica cosa che mi dispiacerebbe è che a trionfare sia questa sinistra che crede di avere le chiavi della verità e non valuta l'avversario come un contendente ma bensì come un nemico da eliminare e i suoi supporter come reietti da deplorare.
Insomma votate chi preferite ma non dimenticate mai di non demonizzare l'avversario ma bensì di rispettarlo come un avversario leale che sta facendo tutto il possibile per vincere la partita, proprio come lo state facendo voi. Chissà che con più rispetto non riusciamo a rimettere in carreggiata questa italia malconcia ma dobbiamo farlo noi uomini moderati di destra ma anche voi "illuminati" di sinistra.

Abbiamo potuto ammirare la signorina in questione stasera dal Chicco ricciolone. Ebbene signori, la suddetta miss Eva Riccobono (ci è ignoto ed indifferente se trattasi di nome reale o d'arte) ha stupito, perchè dopo essere stata lì chiamata a recitare la parte della gallinella spastica vittima dell'ironia e del sarcasmo colto del nostro, alla prima battuta cretina di Mentana se ne è uscita con una rasoiata da fuori area che lo ha steso, rinfacciandogli stizzita, di fatto ma senza dirlo come una consumata oratrice, di averle dato dell' ipocrita. Eh no, la dolce cerbiatta di anni VENTIDUE ha tenuto botta, ha risposto per le rime, ha affermato le sue ragioni e come al solito l'ego di Mentana ne è uscito distrutto. Il conduttore salva l'audence in calcio d'angolo pronunciando per 4 volte in due minuti la parola "sesso". La maestria nel fare il proprio mestiere va comunque apprezzata. Ma la figura di merda resta. Messo sotto da un "manichino che cammina", sovrastato da una "gruccia semovente". Che probabilmente guadagna più di lui e che probabilmente se lo merita.
Forza Chicco, puoi sempre cominciare a scavare...
Ogni tanto uno deve trovarlo un motivo per sorridere e sentirsi felice al termine di una faticosa giornata di lavoro...
Le primarie che si svolgeranno il 16 ottobre sono finalizzate alla scelta del candidato premier del possibile prossimo governo di centrosinistra. Una modalità di scelta del presidente del consiglio che ripercorre il modello americano presidenzialista e plebiscitario.
In più in Italia esse rappresentano una leva presidenzialista nelle mani di Prodi, che chiede un'investitura plebiscitaria per ottenere i pieni poteri e avviare un programma di risanamento dei conti pubblici che, nel concreto, significherà una nuova politica dei sacrifici. A questa richiesta la maggioranza del Prc si è adeguata candidando Bertinotti.
Romano Prodi ci informa: “chi vince le primarie farà il programma”; un programma già illustrato in numerosi interventi ed interviste: “abbassare il costo del lavoro” (e quindi i salari, le tutele, i diritti). Le primarie, proprio per la partecipazione e la connivenza della sinistra politica, sono funzionali al recupero della concertazione sindacale e alla messa fuori gioco delle lotte e dei movimenti di questi ultimi anni, e quindi la perdita dell’indipendenza di classe dei lavoratori.
Il Prc dopo questo adeguamento ottiene dal centro liberale il riconoscimento quale punto di riferimento dell'ala sinistra dell’Unione, una tappa che si inquadra nella prospettiva della costruzione di quel nuovo soggetto politico tanto evocato.
Ma la concorrenza per l'egemonia, che si è aperta tra i vari candidati dell’ala sinistra dell’Unione, lungi da porre le premesse per il nuovo soggetto politico socialdemocratico si sta risolvendo in uno scontro per la primogenitura nella collaborazione con Prodi e con il centro liberale dell'Unione.
I comunisti, le altre forze della sinistra e i movimenti devono rompere con Prodi e con il centro liberale per dare vita a un proprio polo autonomo di classe e dunque alternativo ai due poli dell’alternanza borghese. La partecipazione alle primarie viceversa determina una grave subalternità ad uno dei poli borghesi: quello egemonizzato dal centro liberale, dei D’Alema, Fassino, Rutelli e Prodi. E con essa la perdita dell’indipendenza politica del Partito della Rifondazione Comunista.
Dentro la gabbia-cabina delle primarie, espressione di una cultura politica borghese che abbiamo sempre combattuto, i comunisti e i lavoratori non devono entrare.
Vinceranno le elezioni? Sicuramente. Ce ne può fregare di meno? Sicuramente no.
Tra sette mesi a sinistra, tra dodici ancora più a destra!!!
Mi ricordo di aver letto da qualche parte queste parole (ringrazio Barbara per averle riportate corrette):
" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."
Martin Niemoeller
MA tutto cioè non può prescindere dal rispetto per l’altro. Ci sono molti modi per sviluppare le giuste tematiche ma l’intolleranza e la visione parziale non sono i migliori.
E oggi mi sento di spezzare una lancia a favore degli islamici in Italia. Ma come al solito incitarli a ribellarsi e a non lasciare che siano i più infervorati o i più estremisti a rappresentarli.
Dicevo che oggi voglio spezzare una lancia a loro favore e questo perché in alcuni casi siamo noi; i nostri politici; i nostri referenti; siamo noi a dare importanza a questi siffatti figuri che si ergono a rappresentanti dell’Islam in Italia. Ma diciamocelo è come se Di Pietro andasse in Francia dicendo di rappresentare l’Italia. Chissà che idea si farebbero di noi i francesi.
E allora come azione di questo mese proviamo a dare meno importanza a questi proclamatori di piazza, proviamo ad ascoltare il sentimento strisciante delle larghe maggioranze, proviamo a dare senza pretendere e speriamo che la parte moderata dell’Islam capisca, dia, non pretenda e infine capisca che questi ciarlatani non cercano il loro bene ma bensì sono dei proclamatori di odio che nulla vogliono se non il bene di sé stessi.
Chiedetecelo. Chiedeteci aiuto, chiedeteci di aiutarvi nell’allontanarvi da siffatti figuri.
Potreste scoprire che molti, anche tra i non islamici, sono disposti a lottare con voi.
A lottare per l’”Uomo”
Riporto integralmente il pezzo che Assuntina Morresi ha scritto per "Il Foglio" il 17 Settembre.
Perchè vive a 20 Km da me. Perchè anche lei se n'è andata per poi tornare. Perchè quel pezzo avrei tanto voluto scriverlo io.
Nel piccolo Pakistan delle Marche due civiltà si tollerano senza parlarsi
Assuntina Morresi Paese mio che stai sulla collina/disteso come un vecchio addormentato,/la noia, l’abbandono il niente son la tua malattia,/paese mio ti lascio e vado via…..
Dicono che Jimmy Fontana pensasse a Macerata, quando l’ha scritta. E’ un po’ l’inno di tanti di noi, partiti dai paesi delle colline marchigiane per andare all’università. In fondo certi che ci saremmo stabiliti chissà dove, ma che una volta tornati avremmo trovato lo stesso paese, forse facce diverse, ma sempre la stessa rassicurante aria di casa. Per un po’ è stato vero: a Corridonia, nel mio paese, su una collina di fronte a Macerata, c’è una sola parrocchia, e lungo la strada che sale attraversando il centro storico i negozi li abbiamo sempre chiamati come i loro proprietari. Non ci sono il bar, il parrucchiere, la macelleria, il minimarket, ma Canullo, Roberto, Franco (di Nannì), Teresa, e via dicendo. E quando arrivi in piazza magari incontri il mitico Francoise, primo straniero immigrato, praticamente eletto a mascotte dell’intero paese, insieme alla sua bellissima famiglia nera. Oppuri incroci Nesan, che viene da Ceylon, e che una volta a Carnevale truccarono da bianco. Con i piccoli numeri il problema dell’integrazione non esiste, tanto più che a Corridonia il lavoro non manca - tante fabbriche, essenzialmente calzaturifici - e la gente è ospitale: da queste parti la sana cultura cattolica contadina non è rimasta nei libri di storia. Quindi all’inizio non è stato un problema, anche perché sono arrivati lentamente. All’inizio. Nel 1987 gli stranieri residenti sono 28, e dopo cinque anni sono solo dieci in più. Su 12.000 abitanti, quasi non te ne accorgi. Nel ‘93
La scuola della Caritas ha successo, anche perché gli immigrati che frequentano il paese sono più di quelli registrati all’anagrafe e la lingua è un problema per tutti. A lavorare nelle fabbriche di Corridonia e dintorni sono soprattutto marocchini, rumeni, macedoni, cinesi e parecchi pachistani.
Nel ‘96 i residenti stranieri quasi raddoppiano rispetto all’anno precedente: sono 131. E negli anni successivi aumentano sempre più velocemente: 260 nel 1998, 464 nel 2000. La loro presenza in paese diventa visibile. Il gruppo più consistente è quello pachistano. Al quarto anno di attività
E l’immigrazione continua: i residenti sono 563 nel 2001 e 701 nel 2002. Quelli effettivamente presenti, almeno il doppio, si dice, di cui molti di passaggio. Gli immigrati trovano lavoro e i pachistani continuano ad essere i più numerosi. Ovviamente vanno ad occupare le case meno costose, magari malridotte, spesso disabitate da anni: le vecchie abitazioni del centro storico. Adesso i nuovi venuti possono contare sui conterranei – spesso parenti e amici – arrivati prima di loro: per la casa, i documenti, e il lavoro si rivolgono sempre meno ai volontari italiani. La scuola della Caritas chiude dopo sei anni, per varie questioni organizzative. La comunità pachistana aumenta di numero, si organizza e trova al suo interno i punti di riferimento, con dinamiche incomprensibili per chi ne è fuori. Inizia a chiudersi in se stessa. Ed ecco l’attentato a New York: tutti scopriamo l’Islam, e la gente a Corridonia si accorge di abitare insieme a tanti musulmani, che conosce sempre meno. Ci si comincia a guardare in maniera diversa, e i rapporti cambiano.
Al primo settembre di quest’anno gli stranieri all’anagrafe sono già 1078, su circa 14.000 abitanti. Si incontrano soprattutto nel centro storico, dove sono il 25% dei residenti. I pachistani sono ancora i più numerosi: 423 residenti ufficiali lo scorso anno, un migliaio le presenze stimate. C’è anche un notevole andirivieni. Sostanzialmente non ci sono problemi di ordine pubblico: in tutti questi anni c’è stato solamente un episodio da cronaca nera, un pachistano ucciso da un connazionale ubriaco. Un caso circoscritto senza alcuna conseguenza. Lavorano tutti, principalmente come operai, sono in regola, e cominciano a comprare le vecchie case di Corridonia, per stabilircisi definitivamente.
Ma il paese mio che sta sulla collina è diventato due paesi distinti, separati da un muro invisibile che nessuno vuole scavalcare. L’enclave pachistana vive essenzialmente nel centro storico, ha aperto diversi servizi ed esercizi commerciali: generi alimentari, una macelleria, call center e internet point. Nel frattempo molti negozi italiani hanno chiuso perché le giovani famiglie vanno ad abitare nelle nuove case in periferia. Esiste un Centro Islamico e Culturale, primo nella lista delle associazioni culturali nel sito web del comune, ed hanno messo su una squadra di cricket, loro sport nazionale. Le donne pachistane non lavorano, e stanno sempre a casa. Se ne vede qualcuna la mattina accompagnare i figli a scuola, e il sabato al mercato, ma non escono mai sole. Hanno la veste fino ai piedi e un gran fazzolettone, o uno scialle, che copre i capelli e lascia il viso scoperto. Sono giovani. In paese si vedono soprattutto pachistani, solo uomini, adulti, spesso in gruppo, vestiti sia all’occidentale che con l’abbigliamento tipico. Parlano fra loro nella loro lingua, l’urdu, chiaramente a noi incomprensibile, ed ai nostri occhi si assomigliano tutti. Sempre uomini, raramente insieme alle donne, mai insieme agli italiani. “Non capisci mai quando parlano, non sai mai quello che pensano”, si dice in paese.
“Non vi vedo mai insieme agli italiani. State sempre fra voi. Perché?” – sono in un call center ed ho chiesto. “La lingua. La conosco poco. Sono qui da poco.” Poco quanto? “Sei, sette anni”.
Quest’estate vedevo i padri portare i figli ai giardinetti pubblici, in fondo alla strada principale del paese. Ma i bambini pachistani e quelli italiani non giocano insieme, non si mischiano neanche loro, e forse è questo che colpisce di più. Fra bambini non può essere un problema di lingua: i loro giochi sono universali, non c’è bisogno della traduzione. Magari giocano con i loro compagni di scuola, dico a una donna che mi siede accanto sulla panchina. “A scuola i primi anni giocano insieme. Ma fuori non si frequentano, così man mano che crescono si separano, anche a scuola”.
Altro call center: “Lei da quanto tempo sta in Italia? “Sedici anni: cinque a Roma, ma là c’era poco lavoro. Un amico mi ha detto che qui ce n’era e sono venuto”. Non vi mischiate con gli italiani, vi rispettate ma siete sempre separati. “La lingua è un problema. Ma io frequento poco anche i pachistani. Ho due, tre famiglie amiche fra i pachistani. Lavoro tutta la settimana, e poi sto con la mia famiglia”. Non vedo mai le vostre donne. “Questa è la nostra cultura. Io sono un uomo e ho la responsabilità della casa. Se anche la donna lavora, chi sta con i figli? In Pakistan, il 15, 20% delle donne lavora, ma non in fabbrica: a scuola, negli ospedali. Torna a casa presto. Qui le donne lavorano fino alla sera, e i bambini dopo la scuola rimangono soli, oppure con i nonni. Poi non hanno rispetto per i genitori. Ho sentito anche bambini piccoli rispondere male ai genitori, dire vaffanculo. Io non ho parlato mai a voce alta con mio padre, per rispetto. Lui “ e indica suo figlio “ha rispetto per me. Qui le donne e i ragazzi fumano, anche a 13 anni. Voi avete scelto la libertà. E’ la vostra cultura. A noi questa libertà non piace. E’ la nostra cultura”. Lo dice con voce gentile e con estrema fermezza al tempo stesso. Quando più tardi ripasso davanti all’internet point, il ragazzo mi vede e mi saluta per primo.
In Italia obbligo scolastico e diritto allo studio valgono per tutti: un ragazzo straniero che chiede di frequentare la scuola viene immediatamente inserito nella classe che i dirigenti scolastici e gli insegnanti locali ritengono opportuna, considerandone l’età e valutandone, nei limiti del possibile, la classe di provenienza. Detto così, suona molto liberale. Nei fatti questo significa che anche durante l’anno scolastico può essere “inserito” in classe un bambino magari abituato a scrivere ideogrammi, o in arabo, da destra verso sinistra, che conosce appena le lettere dell’alfabeto e non capisce neanche una parola di italiano. Se poi ha 10 anni non si può certo mettere in prima elementare, e non bisogna essere un’aquila per intuire tutti i problemi che ne vengono per docenti e ragazzi, innanzitutto per quello immigrato. E allora i (pochi) fondi a disposizione si spendono per sostegni linguistici, facilitatori, mediatori culturali, e tutto ciò che l’italica fantasia ha saputo inventare, quando sarebbe più logico utilizzarli – aumentandoli – per corsi di italiano da frequentarsi prima dell’inserimento scolastico, e richiedere una conoscenza basilare della lingua italiana come prerequisito per l’ammissione. Questi sono i problemi di tutt’Italia, e quindi anche delle scuole a Corridonia, dove i bambini stranieri residenti di età compresa fra 7 e 14 anni sono 105. Va meglio per chi è nato o ha frequentato la scuola materna in Italia: attualmente nel mio paese sono registrati all’anagrafe 127 bambini di età compresa fra 0 e 6 anni, di cui 74 hanno fino a tre anni. “Piove sempre sul bagnato”, e l’anno scorso c’è stata anche la vicenda del Centro di Permanenza Temporanea (Cpt). Di punto in bianco, il 26 febbraio 2004 sulla stampa locale appare la notizia: a Corridonia ci sarà un Cpt, cioè un centro di raccolta per stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione dall’Italia. Pare proprio che nessuno ne sappia niente, tutti cadono dalle nuvole e scoppia il putiferio. La sera del 3 marzo centinaia di persone occupano il centro storico: i giovani no-global e dei centri sociali - essenzialmente venuti da fuori – con gli striscioni “No ai Cpt”, “No ai lager”, che parlano di rispetto dei diritti umani, e i residenti – in maggioranza - che non vogliono il centro per paura della criminalità, in piazza pure un trattore, con cartelli “contro il sindaco e contro i clandestini”. I no-global entrano in Municipio e interrompono la seduta del consiglio, interviene la polizia in assetto antisommossa. Il consiglio regionale prende la palla al balzo e dopo una settimana approva una mozione proposta da Rifondazione Comunista, con cui si dichiara la contrarietà a costruire Cpt nell’intero territorio marchigiano, in quanto “ violazione palese dei fondamentali diritti umani, perché “imprigionano” persone che non hanno commesso nessun tipo di reato, esclusivamente perché non hanno ancora ricevuto l’autorizzazione a soggiornare nel nostro paese” (raccomando la lettura del resoconto del dibattito in consiglio regionale, del 10.3.2004, disponibile in internet, veramente istruttiva). Il Ministro dell’Interno prende atto. Al comune di Corridonia non rimane che fare marcia indietro su tutto. Un mese di dibattiti e discussioni però ha esacerbato gli animi, aumentando una tensione che serpeggia da tempo, e che riaffiora quando si parla della moschea. Nel 2002 la comunità pachistana aveva acquistato allo scopo uno stabile in un’area residenziale, ma i lavori di adattamento necessari erano stati subito bloccati dal comune per mancanza di requisiti tecnici. La moschea ancora non c’è, nonostante la richiesta non sia mai venuta meno, specie a ridosso del Ramadan. Le polemiche invece ci sono, e la diffidenza è tanta, specie dopo gli ultimi attentati a Londra.
Non si può continuare a vivere da separati in casa. Si campa male: una finta indifferenza che copre, malamente, tensioni e recriminazioni, e prima o poi si finisce sicuramente a litigare di brutto. Anche perché di stranieri a Corridonia ne nascono sempre di più: ne sono nati 115 dal ‘92 al 2004: dall’ uno, due o tre fino al ‘97, ai 13 nel 2001 e 22 lo scorso anno.
Ci si ragionava su, a cena fra amici di paese, poco tempo fa, in una di quelle sere d’estate, fresche, quando non andresti mai a dormire.
In condizioni come queste, di sostanziale separatezza fra comunità italiana e pachistana, il voto agli immigrati è inutile, anzi, dannoso: si presta facilmente a strumentalizzazioni e serve solo ad aumentare le distanze, mentre invece servirebbero interlocutori stabili e riconosciuti all’interno delle loro comunità. La lingua, poi, è fondamentale: chi viene a stabilirsi in Italia in qualche modo deve essere obbligato a imparare l’italiano. Non è una spesa, ma un investimento. E su questo, almeno, non ci dovrebbero essere dubbi.
Ma tutto ciò non basta: finché le donne musulmane rimarranno chiuse in casa, isolate dal resto della comunità, sarà difficile che questi mondi entrino realmente in contatto.
L’integrazione è donna, perché è principalmente la donna, e in particolare la madre, a tessere quei rapporti che fanno poi incontrare le famiglie: i semplici gesti quotidiani della spesa, della scelta della frutta e dei vestiti, lo scambio di ricette, la fila dal dottore e ai colloqui a scuola… occasioni preziose per conoscere la vita gli uni degli altri, con quella capacità tutta femminile di passare in un attimo dai consigli per togliere le macchie alla confidenza sui drammi personali, con la complicità tipica delle donne, delle madri.
L’avevano intuito quelli della Caritas a Corridonia, ben prima dell’11 settembre: una scuola di italiano pensata per le donne.
Lo suggerivano anche Valentina Colombo e la presidente dell’Associazione delle Donne Marocchine in Italia, Souad Sbai, in uno strepitoso incontro al Meeting di Rimini di quest’anno; aiutiamo le donne musulmane ad uscire da casa, insegnando loro l’italiano, cercando gli orari e le condizioni più opportune: inutili i corsi serali, meglio di mattina, magari nella scuola dove hanno appena accompagnato i figli.
Non è facile, ma non è impossibile. Non è certo l’unica risposta al problema dell’integrazione “degli stranieri”, ma senz’altro un buon punto di partenza per poter cominciare a incontrare “quella famiglia, quello straniero”. Anche là, in quel paese mio che sta sulla collina.
Sono un imperdibile ottimista e non riesco a pensare che le cose possano solo peggiorare.
Non DEVONO peggiorare perché una volta finita la discesa l’unica possibilità è risalire.
Molte parole si spendono sull’Islam, si passa da chi li considera i salvatori del mondo e solo grazie alla loro presenza e alla mano degli illuminati che si fanno saltare in aria per la pace il mondo si libererà dei propri mali; a chi invece li considera esseri ripugnanti il cui unico scopo nella vita è essere cancellati.
Come ben si capisce io non rientro nè tra gli uni nè tra gli altri. Sono un moderato ma per questo non un uomo senza principi. L’unica cosa che ogni tanto fa vacillare il mio ottimismo sono i cosiddetti “islamici moderati”. E le mie domande per tutti costoro è: ritenete il terrorismo e i kamikaze utili? Ritenete giusto che una persona che si trasferisce in un altro stato ne rispetti le leggi? Ritenete giusto imporre agli altri il vostro punto di vista? Ritenete giusto che molti dei paesi da cui venite non garantiscano il rispetto degli stranieri quando vanno o si trasferiscono là?
Si ho usato la parola NOI e la parola VOI perché è questo che sta succedendo. Ed è questo che la maggioranza di voi “islamici” vuole. Essere considerati diversi dagli altri. Diversi perché migliori.
Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse perché una nazione dovrebbe mantenere al proprio interno persone che risponderebbero facendo un’apologia del terrorismo o pensando che sia lo stato ospitante a genuflettersi ai nuovi arrivati o che la legge del più forte è meglio della legge del diritto.
E al contrario se rispondessero che il terrorismo è un atto vile che nessuno al mondo può concepire e che, se perpetrato, è assolutamente ignobile, se fossero d’accordo nel rispettare le leggi del paese ospitante, se sostenessero che è cosa buona e giusta la legge democratica che vuole la maggioranza decidere e la minoranza partecipare per rendere la legge migliore; se ancora ritenessero che i paesi di origine dovrebbero praticare la reciprocità. Insomma se questi cosiddetti moderati fossero in sintonia con queste idee e questi principi che ritengo di buon senso allora perché non fanno sentire la propria voce? Perché non manifestano contro il terrorismo? Perché i facinorosi non sono denunciati dai moderati? Perché le moschee dove il verbo estremista e radicale viene proclamato non vengono abbandonate? Perché non capiscono che il mondo è uno solo? E che tutte le intolleranze devono essere combattute?
Perché? Perché? Perché? Perché?
Forse non esiste questo Islam moderato? Forse esiste ma non ha il coraggio di farsi avanti?
Quindi vi dico. Se esisti Islam Moderato è arrivato il momento di farti avanti prima che gli ultimi ottimisti e gli ultimi che ancora credono che non ci debba essere uno scontro scompaiano o peggio diventino oltranzisti.
Nel mondo dovranno vivere i nostri e i vostri figli. Dimostrateci che volete che li alleviamo assieme.
Boni, non accalcatevi, non vi metterò un link a College girl porn tryouts. Sto parlando di chi fa un uso amatoriale di Photoshop. Perchè uno sarebbe portato a pensare che una così vasta et radicata organizzazione come la CAIR (un mix fra UCOI e IADL americane), possa almeno permettersi di pagare qualcuno che sappia usare photoshop un po' meglio.
Invece che succede se una donna della CAIR osa mostrarsi in pubblico senza tovaglia in testa? Semplicemente gliene disegnano una!



Chiaramente, appena beccati in flagrante, hanno subito ripristinato la foto originale...

Stavo pensando di mandargli un curriculum, avrei certo fatto un lavoro migliore.
Per diventare islamici basta pronunciare una frase del tipo "esiste un solo dio, Allah, e maoemetto è il suo prefeta".
La frase va pronunciata davanti a due "probi testimoni musulmani".
Maometto è stato il primo musulmano, per definizione.
Quindi dopo di lui ce ne sarà stato un secondo.
Ma questo secondo NON AVEVA due musulmani davanti a cui giurare, perchè ce n'era solo un altro disponibile.
Quindi il suo giuramento non ha validità.
E nemmeno quello del terzo in classifica, di conseguenza, perchè uno dei suoi due testimoni non era un vero musulmano.
E così via, quindi noi oggi abbiamo un miliardo e 200 milioni di persone che credono di essere musulmane.
E in realtà non lo sono.
Pensa che roba se lo scoprisse il codacons, 1 miliardo e passa di truffati.....
Nei libri di scuola iracheni la storia la scrivono gli Usa
Saddam non viene quasi più menzionato, l'Iraq non ha più vinto la guerra con l'Iran nè Baghdad deve più lottare contro il sionismo: sono queste le conclusioni della revisione dei libri di scuola iracheni dopo due anni di dibattito in cui si è tentata una mediazione tra chi non voleva più sentire parlare di lui e i nostalgici dell'ex presidente. Ma i nuovi libri sono parziali e lacunosi tanto quanto quelli vecchi. Nei nuovi testi Saddam Hussein viene solo raramente citato per nome, sulla copertina non c'è più la sua immagine e il suo 'regnò viene raccontato senza interpretazioni, tralasciando molti degli eventi dei suoi anni al potere. Così non c'è traccia della Guerra del Golfo del 1991, e della guerra di due anni fa si parla semplicemente come di "un'importante riorganizzazione" dell'Iraq.
Ricapitolando:
Nei nuovi testi Saddam Hussein viene solo raramente citato per nome, sulla copertina non c'è più la sua immagine e il suo “regno” viene raccontato senza interpretazioni.
Non sono sicuro di aver letto bene. Costoro stanno biasimando i libri di testo iracheni perché fanno quello che ogni libro di storia dovrebbe fare: raccontare senza interpretazioni. Quanto alla "lacuna" del suo faccione che non è più in copertina, serve solo a capire da che parte sta chi ha scritto l'articolo.
Come dovrebbe essere un libro ben fatto secondo lorsignori, vediamolo:
“La fine della seconda guerra mondiale (1945) segnò la sconfitta della Germania da parte USA-URSS-Gran Bretagna-Francia. I paesi vincitori si spartirono il territorio tedesco in quattro settori e la città di Berlino avrebbe dovuto essere posta sotto il controllo sovietico, in quanto collocata nella parte orientale della Germania. Tuttavia, a causa del ruolo fortemente simbolico rivestito dalla capitale, le potenze occidentali nel 1961 riuscirono separare materialmente la città in due zone con la costruzione di un muro che segnasse il confine tra il sistema capitalistico dell’ovest e l’economia socialista dell’est. Soltanto il 9 Novembre 1989 Il presidente della Germania orientale Krenz, d’intesa con il presidente russo Gorbaciov, annunciò la demolizione del muro e la riunificazione delle due germanie.”
Ivana Vitrotto-Luciano Gallino: Stato giuridico-Stato economico
Di esatto c’è solo la data tra parentesi (1945) ed anche quella dipende se si considera o meno la guerra ancora in corso contro il Giappone.
Mai avrei creduto di dovermi augurare che mio figlio un giorno sia educato su dei libri come quelli iracheni...
Nel 1219 Francesco (all'epoca non era ancora santo), dopo due tentativi falliti per motivi di salute, si reca in Egitto, presso i soldati che assediano la postazione commerciale di Damietta.
Sì, avete letto bene, è ANDATO IN CROCIATA!. L'obiettivo dichiarato dallo stesso, prima della partenza, era "predicare il verbo del Signore laddove esso non è stato mai udito", vale a dire tra gli infedeli islamici. Egli si reca quindi presso le linee nemiche e le supera. presentandosi al cospetto del sultano Al-Kamil, detto "il re perfetto", e anche modesto aggiungo io. Il re gli permette di predicargli il suo Dio, colpito tra l'altro dal coraggio del santo. Dopo pochissimo tempo però lo manda via, timoroso che riesca a convertire qualcuno dei suoi. Congedandolo, il sultano chiede a Francesco di pregare per lui, così da essere in grado di discernere quale fede sia la migliore.
Ora, io ci ho scherzato su, ma stai a vedere che questo re alla perfezione ci si avvicinava davvero.
Passano 800 anni, ed il concetto di tolleranza assume nuove sfumature:
6 settembre 2005:
Jakarta (AsiaNews) – Tre donne cristiane sono state condannate a altrettanti anni di detenzione per “proselitismo”. Rebbeca Loanita, Etty Pangesti e Ratna Mala Bangun avrebbero violato la Legge di tutela dell’infanzia del 2002 cercando di convertire bambini musulmani al cristianesimo. La sentenza è stata emessa il 1 settembre scorso dopo 4 mesi di processo, in cui estremisti islamici hanno cercato in ogni modo di intimidire e influenzare i giudici.
L’accusa alle 3 donne era stata mossa dal cosiddetto Consiglio indonesiano dei Mullah, secondo il quale le imputate avrebbero provato a convertire i bambini durante lo svolgimento dell’Happy Weekend. L’iniziativa prevedeva un fine settimana di canti, giochi e escursioni per i più piccoli ed era rivolta solo ai cristiani. Questo ultimo aspetto è stato evidenziato dalla difesa, ma il tribunale di Indramavu - West Java - non ne ha tenuto conto, affermando che invece erano presenti anche non cristiani.
P.S. Le notizie sulla vita del santo arrivano dall'enciclopedia Motta e dal volume "La letteratura Italiana, le origini ed il diuecento" in omaggio col Corriere della Sera, volume I, pagina 532. Chiunque abbia altre informazioni in merito al suo viaggio me le faccia avere. Grazie.
Le cose si mettono piuttosto maluccio per gli amorevoli vicini di casa di Israele impegnati nel loro passatempo preferito, infiltrarsi nel confine e farsi allegramente saltare per aria in mezzo alla gente.

Il robot "Guardian" in una foto rilasciata il 13 Settembre dalle Industrie Aeronautiche Israeliane. L'esercito lo sta testando con l'intenzione di usarlo lungo il confine con la striscia di Gaza. A quanto pare è in grado di identificare un uomo armato, lanciare un avvertimento in lingua araba, e sparare con precisione.
Immagino che partiranno delle accanite discussioni teologiche per capire se essere martirizzati da un robot più sveglio di te ti dia diritto alle 72 vergini.
Tuttavia, dopo seri approfondimenti, ho concluso che sarà un fallimento. Non tanto per le sue capacità operative, quanto per il suo aspetto. Io lo avrei costruito così.
“Questo non è il traguardo, il futuro è il vero traguardo” – Dal film “Seabiscuit”
Quando sono tornato a casa la prima cosa che ho fatto è stato cercare qualcosa da fare oltre il lavoro. Se può definirsi politica non so..
Abito in una regione rosso fuoco, in un piccolo paesino di collina a giunta di sinistra al 68% dei voti. Abbiamo cominciato a fare. Non cose di “destra”, di quella “destra” idiota e fascistoide che io ho sempre odiato. Io ho sempre puntato al pragmatismo più puro. Questo è il problema, questa secondo noi è la soluzione, ci sono domande?
Io ed un mio amico. Gli unici due che, a causa o per merito dell’università frequentata a Milano, da quel paese erano usciti per qualcosa di più lungo di un viaggio turistico. Gli unici due a parlare italiano senza quello schifoso accento dell’alto maceratese che ci fa sembrare tutti Erika del grande fratello.
Ci siamo detti “da dove cominciamo?”.
Direi che quello alto 1.55 che andava in giro con la maglietta “fiero di essere italiano” è stato un inizio obbligato. Non lui in particolare, quelli come lui, in generale quelli che concepivano destra=fascismo della peggior specie. Per lo più ragazzetti che non sapevano di che parlavano. Vuoi essere fascista? Vuoi essere comunista? Vuoi essere anarchico e agnostico? Va bene, ma almeno sappi quel che fai. Se credi che urlare “ebrei di merda” faccia di te un fascista, ciccio, vieni qua che ti spiego come gira il mondo.
Abbiamo aperto un circoletto. Una specie di centro sociale al contrario. I centri sociali da noi non esistono. Non nel senso comune del termine, ci sono ma sono nient’altro che una stanza un tavolo un biliardino. Mai un libro. Mai una discussione. Mai un concerto. A Milano gliele invidiavo queste cose, i concerti soprattutto. Dio, se li invidiavo. Se al bar del leonka avessero venduto la coca-cola vera invece di quello schifo di “Ben-cola” credo che oggi sarei un antimperialista, ma mi sembrava di bere lo svelto per piatti. Quindi occasione persa per loro.
Per adesso ci siamo accontentati di poco. La prima cosa che abbiamo fatto è cercare di spiegare ai ragazzi, tutti sui 16-19 anni, cosa è stato il fascismo, il comunismo, e tutte quelle cagate in cui credevano senza conoscerle, per quanto ne siamo stati capaci. Però sono sicuro di averlo fatto senza pregiudizi, perché non ne ho mai avuti, e senza sconti. Quando le magliette idiote sono sparite,l’orgoglio di essere i soliti italiani pieni di difetti è invece affiorato davvero. Ci siamo pure fatti pagare dalla giunta rifondarola dei libri di storia, eccheccazzo se li comprate ai palestinesi potete comprarli pure a noi, e fanculo il patto di stabilità.
Poi abbiamo cominciato a occuparci dei problemi contemporanei. Ci siamo dedicati soprattutto alle grandi tematiche: Razzismo, antisemitismo (non vi dico che battaglia per levarglielo da quelle teste dure come pietra), il riarmo cinese di cui nessuno parla mai e prima o poi ce ne accorgeremo nel modo peggiore. Non eravamo certo pronti, ma mica potevamo metterci a parlare di micro e macro criminalità o di spaccio di droga in un paese dove, giuro, io non ho MAI avuto le chiavi di casa, per il semplice motivo che casa è sempre aperta, la porta ha la maniglia anche dal lato esterno, le macchine le lasciamo con le chiavi dentro e quando esci per due ore ti capita che al rientro il vicino ti dica che ha preso 3 uova dal tuo frigo e te le ridarà domani. In compenso il fumo fa schifo, ma anche quello finché non gliel’ho detto io mica se ne era accorto nessuno.Sono i difetti del monopolio. L’albanese che lo vende se l’è presa, adesso mi odia e dice che ce l’ho con lui perché sono razzista. Però ha abbassato i prezzi.
Comunque, a cinque anni di distanza abbiamo il nostro primo consigliere comunale. Trecentosette voti in un paesino di cinquemila votanti. Venticinque anni alla data dell’elezione, come me. Ventisette oggi.
Volevo solo fargli gli auguri, so che mi legge.